venerdì, 11 luglio 2008

"Ognun vede quel che tu pari,

    pochi sentono quel che tu sei"

                                           (Niccolò Machiavelli)

postato da: oceantales alle ore 16:12 | link | commenti
categorie:
mercoledì, 28 maggio 2008

...riproviamo?

Il blog langue.
Quando ho chiuso avevo in mente di riaprire ai trenta mila ingressi, ma li avete fatti troppo in fretta e non ho ancora deciso cosa fare...ehehhhi..

Nel frattempo un piccolo riassunto della mia attuale vita affettivo  sentimentale..

 

 

C'era fra noi un gioco d'azzardo
ma niente ormai nel lungo sguardo
spiega qualcosa,
forse soltanto
certe parole sembrano pianto,
sono salate, sonno di mare
chissà, tra noi, si trattava d'amore

Ma non parlo di te, io parlo d'altro
il gioco era mio, lucido e scaltro
Io parlo di me, di me che ho goduto
di me che ho amato
e che ho perduto
E trovo niente da dire o da fare
Però tra noi si trattava d'amore

C'era fra noi un gioco d'azzardo,
gioco di vita, duro e bugiardo
Perchè volersi e desiderarsi
facendo finta di essere persi
Adesso è tardi e dico soltanto
che si trattava d'amore, e non sai quanto


(Gioco D'azzardo-P.Conte
)

postato da: oceantales alle ore 16:34 | link | commenti (3)
categorie: blues, parole in prestito, per il momento
domenica, 03 febbraio 2008



A puttane il tempo...
a puttane i nostri sogni...
oggi il lanciatore di coltelli
si è disteso lungo il fiume
e guarda il cielo:
guarda il cielo come se dovesse
da un momento all'altro venir fuori Dio,
e si scatta qualche polaroid
che forse gli pubblicherà un tablid.
E a puttane pure il cielo...
che non c'è,
non è neanche vero...
oggi il lanciatore di coltelli
conta tutte le parole
e scrive "zero":
ho tentato tutto quello che ho potuto,
come l'ho potuto,
fino a non poterci niente,
ma tu mi conosci molto bene,
tu che mi sei stata sempre insieme
non confondermi mai,
non confondermi mai col vento e le stagioni
e non confonderti mai,
non confonderti mai con gli altri suoni;
e non mi mettere mai,
non mi mettere mai tra i cattivi o tra i buoni:
io sono solamente quel che sono
un vero lanciatore di coltelli...
Ma di tanto amore, di così tanto amore
io mi sento addosso quel profumo
che dà un petalo di rosa secco al sole,
vivo ancora l'illusione eterna di potere sbattere le braccia
e alzarmi in volo,
e tu che mi conosci molto bene
tu che mi sei stata sempre insieme
non confondermi mai,
non confondermi mai con i geni o coi coglioni
e non confonderti mai, mai, mai,
mai coi ciarlatani:
se ti verrano a dire, e ti verrano a dire,
che non so più chi sono,
rispondigli che sono ancora e sempre
un grande lanciatore di coltelli e il tuo uomo.
Artiste: Roberto Vecchioni
Chanson: Il Lanciatore Di Coltelli
postato da: oceantales alle ore 15:10 | link | commenti (3)
categorie: song, blues, nel cuore
venerdì, 21 dicembre 2007

Quanta pazienza!

 

Wake Up Cat, Simon Tofield
postato da: oceantales alle ore 08:01 | link | commenti
categorie: cazzeggio, per il momento
venerdì, 14 dicembre 2007

 

...

Quando maledirò di averti incontrato
e ti incontrerò senza vederti,
quando ti vedrò senza guardarti
e ti guarderò senza pensarti,
quando senza pensarti mi addormenterò
e dormirò senza sognarti,
quando ti sognerò senza svegliarmi
e mi sveglierò senza cercarti,
quando ti cercherò senza desiderarti
e ti desidererò senza amarti,
quando l'amore diverrà odio
e l'odio muterà in rancore,
quando il rancore sarà solo un ricordo
e il ricordo non ispirerà i miei versi,
io sorriderò.
Quando sorriderò per averti perso,
questo amore per te sarà finito.

...

postato da: oceantales alle ore 16:17 | link | commenti (1)
categorie: blues
sabato, 13 ottobre 2007


Ogni istante dei nostri incontri
lo festeggiavamo come un’epifania,
soli a questo mondo.

Tu eri più ardita e lieve di un’ala di uccello,
scendevi come una vertigine
saltando gli scalini, e mi conducevi
oltre l’umido lillà nei tuoi possedimenti
al di là dello specchio.
Quando giunse la notte mi fu fatta
la grazia, le porte dell’iconostasi
furono aperte, e nell’oscurità in cui luceva
e lenta si chinava la nudità
nel destarmi: “Tu sia benedetta”,
dissi, conscio di quanto irriverente fosse
la mia benedizione: tu dormivi,
e il lillà si tendeva dal tavolo
a sfiorarti con l’azzurro della galassia le palpebre,
e sfiorate dall’azzurro le palpebre
stavano quiete, e la mano era calda.

Nel cristallo pulsavano i fiumi,
fumigavano i monti, rilucevano i mari,
mentre assopita sul trono
tenevi in mano la sfera di cristallo,
e – Dio mio! – tu eri mia.

Ti destasti e cangiasti
il vocabolario quotidiano degli umani,
e i discorsi s’empirono veramente
di senso, e la parola tu svelò
il proprio nuovo significato: zar.

Alla luce tutto si trasfigurò, perfino
gli oggetti più semplici – il catino, la brocca – quando,
come a guardia, stava tra noi
l’acqua ghiacciata, a strati.

Fummo condotti chissà dove.
Si aprivano al nostro sguardo, come miraggi,
città sorte per incantesimo,
la menta si stendeva da sé sotto i piedi,
e gli uccelli c’erano compagni di strada,
e i pesci risalivano il fiume,
e il cielo si schiudeva al nostro sguardo…

Quando il destino ci seguiva passo a passo,
come un pazzo con il rasoio in mano.


primi incontri Arsenij Tarkovskij

...e il finale del mio film preferito

che quando lo trovo

EH si.Lo metto ..

postato da: oceantales alle ore 20:17 | link | commenti (1)
categorie: letture, parole in prestito, sogno impossibile
venerdì, 21 settembre 2007




...farò una ricerca sul posto del mondo che mi è più congeniale, farò il biglietto dell'aereo e immaginerò di essere lì !
postato da: oceantales alle ore 13:19 | link | commenti (2)
categorie: blues, attese
mercoledì, 25 luglio 2007


"...Guardai la terra.

Cinque buchi.

Dove aveva infilato lei le dita.

Ci infilai le mie. Piano...piano...piano.

Quando furono dentro,

chiusi il pugno, e presi quella manciata di sabbia.

Non vidi niente, però.

Nessuna vivida immagine.

Mi alzai con la sabbia in mano."


Tratto da "Sabbia" di A. Simeone

postato da: oceantales alle ore 07:08 | link | commenti (2)
categorie: attese, parole in prestito
giovedì, 19 luglio 2007




Esistono mari che non abbiamo navigato

Eppure esistono.

Esistono parole che non conosciamo ancora

Eppure ci aspettano.

Esistono mondi che non vediamo

Eppure li attraversiamo..

 

Io ti sto attraversando

 

martedì, 12 giugno 2007

“Il tuo corpo è infinito. / Indescrivibile il tuo corpo”

[...]

Il giorno è folle. Folle la casa. Folli le lenzuola.
Folle anche tu; balli abbracciata alla tenda bianca;
batti la pentola come un tamburello sopra le mie carte;
corrono per le stanze le poesie; odora di latte bruciato;
dalla finestra guarda un cavallo di cristallo. Aspetta, - ti
dico.
Alla lega dei carpentieri abbiamo scordato il tripode di
Femonea;
s'invertono gli oracoli. Abbiamo scordato la luna insanguinata d'ieri.
la terra scavata di fresco.
Passa una vettura carica d'oleandri.
Le tue unghie sono petali rosa. Non giustificarti.
Nell'armadio hai messo sacchettini di tulle con lavanda.
Gli ombrelli di sole impazziti s'impigliano alle ali degli Angeli.
Sventoli il fazzoletto;
chi saluti? chi saluti? - è qui il mondo.
Una tartaruga marrone se ne sta quieta sulle tue ginocchia;
sul suo guscio scolpito si movono muschi fradici di mare.
E tu balli.
Un cerchio di botte dei tempi andati rotola giù dal colle,
cade nel ruscello, schizzano gocce, t'infradiciano i piedi,
ti s'è bagnato anche il mento. Aspetta che t'asciugo.
Tu non m'ascoli nel tuo ballo. E' un vortice, dunque,
la durata; la vita è circolare; non ha fine. Ieri notte
passarono i cavalieri. Ragazze nude in groppa ai loro cavalli;
forse perciò gridavano le anitre selvatiche sul campanile.
Non le udimmo mentre gli zoccoli dei cavalli affondavano
nel nostro sonno.
Oggi hai trovato un ferro di cavallo d'argento davanti alla porta.
L'hai appeso sull'architrave. La mia fortuna - gridi; -
la mia fortuna - gridi ballando. Accanto a te balla anche
l'alto specchio
mandando bagliori di mille corpi e della statua d'Ippolito
incoronata di papaveri.
Se n'è andato il mio pappagall, - parli ballando -
e più nessuno imita la mia voce; ahi, ahi, -
questa voce dentro di me, viene dalla foresta di Dodona.
Laghi purissimi si levano in aria con tutte le loro ninfee
bianche,
con tutti i loro germogli sommersi. Tagliamo canne,
costruiamo una capanna d'oro. Ti arrampichi sul tetto.
Ti afferro con la mano alla caviglia. Ma non scendi.
Spicchi il volo. Voli nel blu. E porti via anche me
che ti tengo per la caviglia. Dalla tua spalla cade
il grande asciugamano blu nell'acqua; galleggia per un pò
e poi sprofonda con ampie increspature, lasciando in superficie
un pentacolo tremulo. Non salire oltre:- ti grido. Non salire.
E d'improvviso atterriamo entrambi sul leggendario letto con un tonfo
sordo.

E ascolta:
giù nella nostra via passano gli scioperanti con striscioni e bandiere.
Li senti? Abbiamo fatto tardi. Prendi con te anche il fazzoletto del tuo ballo.
Andiamo. Ti ringrazio, Amore.


*Ghiannis Ritsos, da "Parola carnale", Crocetti 1981 -
 



postato da: oceantales alle ore 13:29 | link | commenti (4)
categorie: blues, attese, parole in prestito